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“Cagliari, storia di una città”: Luciano Marrocu racconta la storia millenaria di Cagliari
Affrontare la storia della Sardegna significa inevitabilmente avere a che fare anche con la storia della sua città principale, Cagliari, nata quasi 3000 anni fa. Proprio alla storia di Cagliari la casa editrice Ilisso ha dedicato recentemente un libro, Cagliari, storia di una città, scritto dallo storico e scrittore Luciano Marrocu. Un volume che, grazie anche alla presenza di pregevoli tavole ricostruttive e mappe, permette di attraversare da vicino la vicenda millenaria del capoluogo sardo, a partire dalla sua fondazione in epoca fenicia sino ai giorni nostri. Riuscendo, in forma sintetica ma allo stesso tempo con la necessaria dovizia di particolari, a ricostruire l’evoluzione storica, economica e culturale della città, senza trascurare le persone in carne ed ossa che ne hanno forgiato l’identità nel corso dei secoli. Cronache Sarde ha sentito l’autore Luciano Marroccu, per farsi raccontare alcune curiosità relativamente al libro e alla storia di Cagliari.
Perché Cagliari è stata fondata dai fenici proprio nel mezzo del Golfo degli Angeli?
Ci sono evidentemente delle ragioni geografiche, che sono però strettamente intrecciate con l’economia e il commercio: Cagliari è infatti al centro di un golfo che, a sua volta, è un punto di passaggio tra l’est e l’ovest del Mediterraneo. I suoi fondatori, i fenici, da Oriente andavano verso la Spagna, che era il principale luogo di estrazione dei metalli. In questo senso Cagliari costituiva un importante punto di passaggio per quella che era una delle principali rotte del Mediterraneo. Inoltre, gli stagni che circondavano e circondano tuttora Cagliari consentivano un approdo naturale e protetto. Esistono poi due fiumi che si gettano nello stagno di Santa Gilla, il Rio Mannu e il Cixerri, che fin dalla fondazione della città funzionarono come una naturale via di trasporto di uomini e merci. Non va poi dimenticato che Cagliari è il punto terminale di una pianura, il Campidano, che, soprattutto nella sua parte più meridionale, è il luogo di produzione granaria più importante della Sardegna. Cagliari, dunque, da una parte guarda verso il mare e dall’altra verso il Campidano. Non a caso, sin dall’inizio gli scambi con i centri nuragici circostanti (come Settimo San Pietro, Monastir e San Sperate) hanno rappresentato un elemento fondante della città, che si è poi rilevato decisivo anche nei secoli successivi.

Cagliari è diventata il principale centro abitato dell’Isola in età romana?
La presenza stessa dell’anfiteatro romano mette in evidenza l’esistenza di una città importante da un punto di vista demografico. Abbiamo poi una serie di testimonianze che mettono in luce una certa rilevanza di Cagliari anche da un lato militare, come scalo e base della flotta romana. Anche le poche fonti letterarie ci raccontano di una città che era senza dubbio il centro più popoloso dell’isola. Queste caratteristiche sono confermate anche dai resti dell’importante tempio religioso di via Malta (nelle vicinanze dell’attuale ufficio postale di Piazza del Carmine), che è stato individuato dagli archeologi, studiato e documentato (per essere poi risotterrato). Abbiamo insomma diverse tracce che evidenziano come la Cagliari dell’epoca romana fosse una città piuttosto significativa nel contesto del Mediterraneo.

Cosa successe alla città all’epoca dei bizantini? Possiamo parlare di una città ancora vitale?
Le testimonianze archeologiche ci raccontano di una certa vitalità di Cagliari nell’epoca bizantina, anche se sicuramente da un punto di vista territoriale il centro abitato si era un po’ ristretto, anche come conseguenza della minaccia saracena. Probabilmente questi ultimi in alcune fasi furono persino presenti dentro la città.
Però Cagliari è riuscita a mantenere una sua vitalità anche nell’Alto Medioevo , in particolare nella sua parte est, dove fu costruita la Chiesa dedicata a San Saturnino intorno al 500 DC e che divenne in poco tempo un centro religioso importante, assicurando un importante contributo anche da un punto di vista sociale. Dobbiamo immaginarci la Cagliari dell’epoca bizantina come una città che continua a vivere, tra momenti difficili e altri più vitali, che non possiede sicuramente la monumentalità che la caratterizzava nell’epoca romana ma che, comunque, mantiene una sua persistenza, tanto da essere pronta per quella sorta di rinascita che, come il resto dell’Europa, conoscerà dopo l’anno Mille.
Qual è l’importanza della nascita di Castello in epoca pisana?
La nascita di Castello nel 1217 rappresenta una sorta di seconda fondazione della città, tanto che esiste un vero e proprio atto fondativo da parte dei pisani. Si tratta di un atto che ha cambiato radicalmente il volto della città, anche perché poi quasi contemporaneamente nacquero i quartieri di Stampace a Ovest e Villanova a Est di Castello. Tra l’altro questa distinzione Est-Ovest è ancora oggi caratterizzante la geografia della città, un po’ come a Roma esiste un asse Nord-Sud.
Che fine ha fatto Santa Igia, l’antica capitale giudicale?
Santa Igia è stata completamente distrutta dai pisani una quarantina di anni dopo la nascita di Castello, nel 1258. Dunque per diversi decenni la capitale giudicale e la città pisana si sono fronteggiate. Poi, dopo la distruzione di Santa Igia, nel corso del tempo si è costruito sopra di essa. Tanto che non abbiamo tracce né della cattedrale né del palazzo giudicale, che pure dovevano essere presenti. I racconti e le cronache ci descrivono una città che doveva essere perfettamente murata. La dobbiamo immaginare sepolta sotto l’attuale Cagliari Ovest, non lontanissima dai luoghi dove la città è nata, prima con i fenici e poi con i punici, anche se più probabilmente spostata verso l’attuale quartiere di Sant’Avendrace. Qualche traccia di Santa Igia probabilmente era ancora visibile nell’Ottocento, secondo quanto raccontano le cronache del tempo, ma oggi tutto quanto è andato perduto. Dunque è assolutamente legittima la discussione tra archeologi e storici sull’esatta ubicazione di Santa Igia, non a caso ci sono opinioni discordanti a proposito.

Nel suo libro emerge chiaramente come, dopo la conquista aragonese, Cagliari diventò una città profondamente catalana. Come si sviluppò nel tempo il rapporto con la popolazione locale?
La radice catalana della città è fondativa della storia di Cagliari. La città fu catalana al punto tale che, dopo la conquista aragonese, si dotò di uno statuto che riprendeva esplicitamente quello di Barcellona. Non è un caso che quella per lungo tempo è stata la via principale della città si chiami tuttora via Barcellona. Gli aragonesi arrivarono in Sardegna con un forte esercito e costruirono una loro città, situata nella zona Bonaria, che sarà poi abbandonata quando – dopo la definitiva vittoria contro i pisani – il re catalano chiederà agli abitanti di andare a ripopolare Castello. Questa zona rimarrà in larga parte preclusa ai sardi, che invece abiteranno i due quartieri di Stampace e Villanova. Progressivamente, però, una serie di disposizioni politico-amministrative apriranno ai sardi le porte di Castello, anche attraverso momenti politico-istituzionali che permetteranno agli abitanti di Stampace e Villanova di avere un ruolo e un posto negli organismi di governo della città. La stessa popolazione d’origine catalana tenderà a essere progressivamente assimilata, magari continuando a parlare la propria lingua d’origine ma sempre di più anche il sardo, per diventare alla fine completamente cagliaritana. Quello catalano non fu insomma una forma di dominio coloniale simile a quelli tipici del Settecento-Ottocento, come per esempio quello dell’Inghilterra in India, nel quale gli indiani rimasero sottoposti al dominio dell’amministrazione britannica sino al 1947. Piuttosto, possiamo parlare di un processo lungo ma non lunghissimo di assimilazione e mescolamento, intervallato da momenti di scontri e tensione. Un processo che poi è ricorrente nella storia di Cagliari, così come di tutte le città del Mediterraneo.
A partire dall’età moderna fanno la comparsa nella storia cittadina alcune famiglie di origine nobiliare che ancora oggi appaiono presenti nella scena cagliaritana. Come si spiega questa persistenza?
Quella più persistente nel corso dei secoli è senz’altro la famiglia Aymerich, che ebbe un ruolo di primissimo piano già nel Cinquecento e fu coinvolta, anzi fu una degli attori protagonisti, nella vicenda politico-culturale che coinvolse sull’altro versante la famiglia Asquer. Poi questa famiglia compare apparve a più riprese nel Settecento, mostrando in seguito una particolare disponibilità a entrare anche nel mondo delle professioni, in una Cagliari non più dominata dall’aristocrazia ma ormai borghese, da un certo punto in poi persino repubblicana. Tanto che nel Novecento avremo, ad esempio, anche un Aymerich come rettore dell’Università. È insomma una vicenda che mi è sembrata esemplare delle capacità di alcune famiglie aristocratiche cagliaritane di riambientarsi in un contesto borghese.

Venendo al futuro, uno dei temi segnalati nei capitoli conclusivi è rappresentato dall’attuale crisi demografica di Cagliari. Quali sono le ragioni alla base e le possibili soluzioni?
Cagliari perde abitanti per tanti motivi, ma il fattore su cui si può agire è il problema delle abitazioni: una giovane coppia che vuole mettere su casa, a meno che non sia molto benestante, fatica a trovare alloggi in città. Dunque le persone vanno ad abitare nei comuni limitrofi, che infatti stanno crescendo da un punto di vista numerico. Il suggerimento per il sindaco attuale e per quelli del futuro è quindi quello di affrontare in maniera decisa il problema delle abitazioni. Costruendo alloggi popolari o spingendo un’edilizia in parte finanziata pubblicamente, così da permettere anche ai non abbienti di rimanere in città. Occorre poi considerare che Cagliari ha le potenzialità per diventare una città universitaria importante, capace di guardare ed essere attrattiva verso la sponda sud del Mediterraneo. Ovviamente anche questo lo potrà fare soltanto se sarà capace di offrire delle abitazioni a un prezzo ragionevole, così da competere con università forse più famose e attualmente più attraenti.
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