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La città e la sua storia: Cagliari nel nuovo volume di Luciano Marrocu
L. Marrocu, Cagliari. Storia di una città, Nuoro, Ilisso, 2025.
Nell’ultima pagina del suo bel volume Luciano Marrocu propone due itinerari urbani nella Cagliari odierna, l’uno che va dal porto della città al lungomare di Su Siccu fino al quartiere di Sant’Elia, una passeggiata che permette di vedere «gli ordinati edifici del Comando della Marina Militare, il Magazzino del sale progettato da Pierluigi Nervi e costruito negli anni Cinquanta del Novecento per lo stoccaggio del prodotto delle saline di Molentargius, […] lo scheletro dello stadio
di Sant’Elia, […] il Lazzaretto seicentesco […] i torracchioni dell’edilizia comunale degli anni Settanta [fino a] le case del borgo, costruite nell’immediato dopoguerra», in un susseguirsi di immagini diverse, frutto di epoche differenti.
Stessa impressione per la seconda passeggiata, che propone di uscire dall’alto quartiere di Castello attraverso porta Cristina, per approdare a Stampace, costeggiando l’anfiteatro romano e la facoltà di Giurisprudenza prima e l’Orto botanico e la Villa di
Tigellio poi, per raggiungere il corso Vittorio Emanuele II, dove è possibile vedere in rapida successione la chiesa dei Cappuccini, l’ospizio intitolato a Vittorio Emanuele II e l’Istituto dei ciechi di inizio Novecento… «Che cosa sono le città se non la loro storia?».
La Carales punica e romana
E questa storia Marrocu ricostruisce, sulla base di un’ampia bibliografia e con un corredo iconografico di altissima qualità, in cui fotografie d’epoca e contemporanee si alternano a raffinatissime ricostruzioni di luoghi, monumenti e paesaggi ormai perduti. Il lettore, sin dalle prime pagine, apprezza la bontà della zona dell’odierna Cagliari, dove nella fase nuragica dell’isola si erano stanziate popolazione attratte dalle caratteristiche del sito, percorso dal Rio Mannu e dal Cixerri che, attraversando la laguna di Santa Gilla, nel punto più riparato del golfo degli Angeli, si gettano nel mare. Nel III secolo a.C. i fenici danno al centro dove si stanziano il nome di Krly (dalla radice kar, roccia), Karaly, per definire la qualità del sito, caratterizzato dalla natura rocciosa. Tra il IV e il V secolo a.C. il piccolo insediamento è diventato un centro articolato, che con la conquista romana diviene Carales, una città monumentale, dotata di tutte le infrastrutture tipiche degli insediamenti romani e partecipe delle vicende politiche dell’urbe nell’epoca di Cesare e Ottaviano Augusto. Fra il IV e il V secolo, Carales, già cristianizzata, diviene prima preda dei Vandali, per poi – misteriosamente, malgrado le ricerche –passare sotto il dominio bizantino. Nel VI secolo cominciano le incursioni della pirateria musulmana e la città gradatamente si sfalda, fino quasi a scomparire.

Il Medioevo e la conquista aragonese
Tra il IX e il XIII secolo sul territorio dell’antica Carales insistono due nuclei ben separati: all’inizio di questo arco di tempo, sul mare, affacciata sullo stagno, si erge la villa di santa Cecilia (Ilia, o Igia), sull’alto promontorio che domina il cuore del golfo degli Angeli al termine di questo periodo nasce il Castel di Castro, dominio pisano. E sono proprio i pisani nel 1254 a distruggere la cittadella di Santa Igia, sede del giudice di Cagliari. La devastazione del presidio è molto significativa per Pisa: equivale a cancellare l’esistenza del giudicato di Cagliari, una delle realtà politiche in cui era divisa l’isola nel Medioevo. Nel 1323 ancora una volta la città vive un passaggio traumatico: le truppe aragonesi, al comando dell’infante Alfonso, assediano il Castrum Callari pisano, insediandosi a Bonaria, costruendo sul colle una fortificazione a protezione dell’accampamento, presto dotato di abitazioni in muratura e di una chiesa parrocchiale. Nel 1326 il Castrum è espugnato, i suoi abitanti cacciati e
sostituiti da catalani, che si stanziano anche nell’adiacente quartiere di Lápola, affacciato direttamente sul mare.
La lunga epoca spagnola
Senza soluzione di continuità la città passa dagli Aragona agli Asburgo di Madrid: ed è fra Cinque e Seicento che Cagliari conosce raffinate opere di fortificazione, che ne definiscono la forma, con l’alto quartiere di Castello, che ospita la nobiltà e le più alte magistrature regie e cittadine; il quartiere di Lápola, sul porto, sede di mercanti, professioni e artigiani; il quartiere di Villanova, ricco di orti e frutteti, e meta anche dei contadini del circondario; e il quartiere di Stampace, punteggiato dalle chiese e popolato di artigiani e artisti. Cagliari diviene in questo periodo scenario barocco di conflitti fazionali, la cui eco giunge fino a corte, con personaggi del calibro del giurisperito cinquecentesco Sigismondo Arquer, autore di una famosa Sardiniae brevis historia et descriptio e morto sul rogo, con l’accusa di eresia, a Toledo. A Madrid arrivano pure le contese che la oppongono alla rivale Sassari e che tengono impegnati che agiografi e storici per gran parte del Seicento, secolo che si chiude con l’assassinio del vicerè Camarasa: un fatto che colpisce per la sua unicità all’interno della Monarchia spagnola.
La città di oggi
Le guerre di successione dividono la Sardegna dalla Monarchia e la città, che nel corso dell’età spagnola si è arricchita di infrastrutture e servizi, ulteriormente ampliati con il passaggio dell’isola ai Savoia, si espande sempre di più fuori dalle mura che delimitano i quartieri storici per dare vita a nuove arterie, moltiplicando lo spazio urbano. Oggi Cagliari, dopo aver suturato le ferite causate al termine del secondo conflitto mondiale, si proietta sul Mediterraneo con l’aspetto fascinoso, arricchito dalle mille storie che ne spiegano le caratteristiche, che il suo passato ha modellato e che alcuni errori urbanistici novecenteschi non sono riusciti a offuscare: ed è questa la
città, che è entrata prepotentemente nelle rotte turistiche europee e che sembra riuscire nel tentativo di accreditarsi come tappa ineludibile per comprendere le mille sfaccettature del composito carattere mediterraneo.
Nicoletta Bazzano, autrice dell’articolo, è Professoressa associata di Storia moderna presso l’Università degli Studi di Cagliari
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