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Bacchisio Raimondo Motzo e gli studi critici sulla Bibbia: la riscoperta di Paolo Maninchedda

P. Maninchedda, Parola di Dio, di uomo e di Re. L’assoluta verità della Bibbia nella dottrina cattolica di Bacchisio Raimondo Motzo, Roma, L’Erma di Bretschneider, 2025.

L’8 settembre 1907 Papa Pio X promulgava l’enciclica Pascendi Dominici Gregis, che condannava senza appello degli “errori delle dottrine moderniste”, teorie avanzate da un ristretto gruppo di uomini di Chiesa e di fedeli impegnati intellettualmente – malgrado il modernismo non sia circoscrivibile al solo ambito religioso – i quali perseguivano un ideale di discussione critica della Bibbia e della patristica, della storia ecclesiastica e delle conseguenti scelte politiche e sociali. Non si trattava di un gruppo costituito con un obiettivo comune, ma di singoli, non sempre in comunicazione tra loro, che autonomamente, in virtù del coevo clima culturale intriso al contempo di istanze socialiste e di stimoli positivisti, riflettevano sulle possibilità del cattolicesimo di rispondere ai quesiti della società del tempo: è solo nella censura del pontefice che questi studiosi indipendenti sembrano costituire un fronte compatto, deciso, secondo la lettera della Pascendi, a divellere le profonde radici della Chiesa cristiana con le loro criminali e mortifere affermazioni (più o meno quanto accade oggi con le teorie gender, spesso confuse con i ben più seri e fondati gender studies).

Il modernismo cattolico e la sfida della critica biblica

A partire dal secondo Ottocento per giungere quasi sino a noi in Francia, Germania e Inghilterra si sviluppa lo studio critico delle Sacre Scritture e l’analisi dei Vangeli come testi storici. Nel 1901, lo studioso tedesco Adolf von Harnack pubblica L’essenza del cristianesimo, dove l’indagine storica su Gesù Cristo si allarga dalla sua figura fino a comprenderne l’ambiente sociale e culturale con autentico spirito filologico. Il volume, bene accolto dalla Compagnia di Gesù, viene aspramente criticato altrove, perché negherebbe la divinità di Cristo. Un anno dopo vede la luce L’Évangile et l’Église del francese Alfred Loisy che si attira le ire cattoliche, arrivando a doversi dimettere dall’insegnamento, perché afferma la natura storica e umana delle Sacre Scritture.

Bacchisio Raimondo Motzo: un sacerdote controcorrente

I due testi circolano in Italia e vengono recensiti nelle pagine della «Rivista di studi religiosi», aperta ai fermenti culturali del mondo cattolico e protestante europeo e favorevole allo studio storico delle Sacre Scritture, senza però venir meno alle verità di fede. Le recensioni non possono sfuggire a un liceale sardo, che frequenta a Roma la Scuola Apostolica e il Collegio Leoniano, per concludere la sua formazione ecclesiastica laureandosi nel Pontificio Seminario Romano di S. Apollinare: Bacchisio Raimondo Motzo, nato a Bolotana nel 1883. Il percorso di formazione del giovane isolano continua a Torino, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, avendo come guida un grande maestro come Gaetano De Sanctis, e, dopo la laurea, a Siena con la vittoria di una pingue borsa di studio che gli consente di studiare per sei anni, con l’obbligo di pubblicare annualmente un articolo. E infatti, tra il 1911 e il 1915, Motzo pubblica ben nove saggi, che gli valgono la stima di Ernesto Bonaiuti e di Nicola Turchi, che frequenta a Roma nel “cosiddetto giardino delle Mantellate”, ossia a casa sua, in via delle Mantellate 22, dove si riunisce un gruppo di sacerdoti uniti dalla medesima tensione culturale.

Bacchisio Raimondo Motzo

La sospensione a divinis e le accuse di modernismo

Le alte gerarchie guardano però con sospetto a questo sodalizio, sospettando Bonaiuti e Turchi di essere dei sovversivi. Il 12 aprile 1916, mentre si trova a Bolotana a esercitare il suo ufficio di sacerdote, Motzo viene sospeso a divinis, insieme ai redattori della «Rivista di Scienza delle Religioni», diretta da Bonaiuti, per l’inclinazione modernista di un suo piccolo articolo uscito nel primo numero della pubblicazione. In effetti, l’obiettivo dello strale che colpisce Motzo è diretto a Bonaiuti che, al suo contrario, non si accontenta della fatica dello studioso, ma ambisce a una riforma della Chiesa. Eppure, pur non volendo impegnarsi nell’agone politico, Motzo si rifiuta di piegarsi intellettualmente alla condanna della Chiesa dello studio filologico e storico delle Sacre Scritture, affermando in uno scritto privato: «Tutta la nostra teologia fondamentale crolla dalle sue fondamenta il giorno in cui si nega alla critica razionale tale facoltà e si afferma che i libri sacri e la tradizione non possono interpretarsi o esaminarsi» (pp. 37-38). La sospensione a divinis si risolve in pochi mesi, con un giuramento privato di antimodernismo. Nel biennio 1917-1918, in Sardegna, matura la decisione di dedicarsi all’insegnamento e volentieri si tiene lontano da Roma, dove ormai – malgrado la riammissione – è sotto (malevola) osservazione. E infatti scrive a un amico come l’insegnamento gli consenta «un’esistenza tranquilla o per lo meno scevra di preoccupazioni economiche, piena facoltà di attendere agli studi che ho coltivato finora e di professare la verità conosciuta senza la minaccia di vedermi preso per la gola, qualora avessi la disgrazia o l’onore di disturbare la comoda pigrizia intellettuale di certe persone che credono, con invidiabile ingenuità, di possedere il monopolio della verità e di tutta la verità» (p. 48).

Le tesi de “L’assoluta verità della Bibbia”

Ed è proprio in questo periodo che egli scrive due interventi di carattere modernista: Due scritti politico-religiosi del tempo di Cristo e La condanna di Cristo e la condanna del cristianesimo, seguiti nel 1921, quando egli si trova a Genova a insegnare storia e geografia in un istituto nautico, da L’assoluta verità della Bibbia, per molto tempo rimasto manoscritto. Egli, nel testo, riprende l’enciclica Providentissimus Deus, promulgata da Leone XIII nel 1893 circa gli studi biblici, criticando l’uso dogmatico della Bibbia, libro di fede e non di scienza, autentico percorso verso la salvezza e non trattato accademico. Non a caso, Motzo si richiama al caso Galileo e legge il processo contro il grande scienziato come l’inizio del dissenso cattolico contro coloro che non riconoscono alla Scrittura la verità fisica, spingendosi anche oltre e arrivando a mettere in dubbio, sulla base delle sue competenze filologiche, la verità storica delle Scritture stesse. Forse, durante la stesura de L’assoluta verità della Bibbia, Motzo ha abbandonato le sue posizioni cattoliche. Forse per questo, dopo che Gaetano De Sanctis, suo maestro, ha letto l’opuscolo e ne ha (affettuosamente) rimproverato la rigidità della contrapposizione fra metodo critico e tradizione cattolica, gli consiglia di sciogliere alcune durezze speculative e di abbandonare la speculazione teologica a favore di un impegno antifascista nelle fila ecclesiastiche.

La riscoperta di Motzo nel libro di Paolo Maninchedda

Tuttavia, il giovane sacerdote sceglie la via dell’intransigenza e della fedeltà agli studi: pubblica L’assoluta verità della Bibbia e si sveste dell’abito talare. Grazie alla pubblicazione dei Saggi di letteratura giudeo-ellenistica, vince il concorso di Storia antica presso l’Università di Cagliari, sposa la filosofa Cecilia Dentice D’Accadia, aderisce al regime fascista, malgrado qualche lieve distinguo, e diviene un importante punto di riferimento della Facoltà di Lettere, oggi di Studi umanistici, dove l’aula più accogliente gli è dedicata. Ed è bello che, grazie a questa interessante pubblicazione di Paolo Maninchedda, Motzo finisca di essere un nome su una targa, ma riviva in tutta la sua profondità intellettuale e nel suo tormento spirituale, illuminando aspetti della storia di Sardegna e d’Italia che rischiano di finire dimenticati.

Nicoletta Bazzano, autrice dell’articolo, è Professoressa associata di Storia moderna presso l’Università degli Studi di Cagliari


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