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Pietre istoriate di Ovodda: cosa sappiamo del ritrovamento

Il recente ritrovamento delle due pietre istoriate di Ovodda ha catturato l’attenzione di addetti ai lavori e semplici appassionati.  Cronache Sarde ne ha parlato con Pina Corraine, archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio della provincia di Sassari, che ha partecipato alle operazioni di recupero e messa in sicurezza delle due pietre istoriate.

Pina Corraine

Da archeologa, quali sono stati gli aspetti che l’hanno colpita maggiormente relativamente al ritrovamento delle pietre istoriate?
Le pietre istoriate rappresentano un ritrovamento importante anche perché sono le prime che abbiamo ritrovato nella zona di Ovodda. Inoltre, anche se in passato ne sono state rinvenute altre in Sardegna, non ne abbiamo a disposizione molte. Lo stato di conservazione di queste pietre mi ha poi subito chiarito come si trattasse di un ritrovamento di un certo rilievo, soprattutto per permetterci di ricostruire la frequentazione di quest’area dell’Isola in epoca preistorica.

È già possibile, quindi, formulare un’ipotesi sulla datazione di queste due pietre?
Tendenzialmente sono da inquadrare intorno al quarto millennio avanti Cristo. Ovviamente la datazione reale potrebbe essere leggermente anteriore o posteriore: il problema è che questi calcoli si basano su confronti, spesso fatti a partire da ritrovamenti archeologici avvenuti in altre parti d’Europa. Se si fossero trovate queste pietre nel luogo originario di posizionamento, avremmo trovato sicuramente anche altri materiali archeologici che ci avrebbero fornito maggiori indicazioni per una datazione precisa.


Abbiamo quindi la certezza che le pietre siano state spostate?

Sì: probabilmente queste pietre appartenevano a un monumento preistorico, possiamo ritenere che fossero pertinenti a una sepoltura megalitica oppure a un dolmen. Successivamente sono state abbattute e trascinate in un’altra zona, tanto da essere state reimpiegate nella costruzione di un muretto di delimitazione tra due mappali. Le pietre sono state individuate quando lo scopritore ha aperto un varco nel muro per far passare i propri mezzi. Lo spostamento potrebbe essere avvenuto 40 anni fa come 100 anni fa o anche molto prima, questo purtroppo al momento non lo possiamo determinare. Servirebbe un’indagine a livello territoriale per verificare se si siano conservate ulteriori tracce che possano rimandare a un monumento specifico.

Che tipo di società erano presenti in Sardegna nel quarto millennio avanti Cristo?
Sostanzialmente nel quarto millennio siamo in un momento di passaggio tra il Neolitico e l’età del rame. Appartengono a quest’epoca le domus de janas, utilizzate come sepolture, così come i dolmen. Siamo quindi in presenza di società già ben organizzate che sfruttavano le risorse del territorio, caratterizzate da vere e proprie comunità stabili, che quindi vivevano sicuramente in villaggi costruiti soprattutto con materiale ligneo. Proprio per questo motivo è difficile trovare delle tracce archeologiche, perché nel corso del tempo le strutture abitative sono andate degradandosi.

Cosa sappiamo del significato delle incisioni che caratterizzano le pietre istoriate?
Ovviamente premetto che si tratta di ipotesi, dal momento che si tratta di incisioni fatte da popolazioni che poi non ci hanno lasciato testimonianze scritte. Secondo molti studiosi questi cerchi concentrici hanno a che fare con l’acqua o, comunque, con elementi naturali che permeavano la vita di queste popolazioni. Per quanto riguarda l’ultimo ritrovamento, allo stato attuale non è possibile ipotizzare se rappresentassero un determinato elemento. Sicuramente approfondiremo meglio le decorazioni presenti, faremo dei rilievi anche tridimensionali e cercheremo di effettuare dei confronti. Proveremo anche a capire se sulla superficie di queste pietre siano rimaste tracce di colore, per arrivare poi a dare un inquadramento anche in termini di significato.

Ma come avete appurato che questo ritrovamento fosse autentico?
Innanzitutto, si tratta di pietre in granito; quindi, anche osservandole per la prima volta, si nota immediatamente l’assenza di segni vivi che potrebbero indicare una fabbricazione recente. Inoltre, ci sono anche delle tracce sulle pietre che sono legate all’impatto ricevuto nel momento in cui sono state rinvenute. Questo segno è ben evidente e si distingue da quelli dei motivi decorativi. Inoltre, nel luogo di rinvenimento abbiamo in passato rinvenuto dell’ossidiana e della ceramica d’impasto. Tutte tracce che ci rimandano a un ambito preistorico, confermando come esistesse una frequentazione umana di quest’area. In definitiva, questi elementi ci permettono di attestare in maniera quasi certa l’autenticità dei reperti rinvenuti.

Anche a questo ultimo ritrovamento, che cos’altro potremmo capire sulle pietre istoriate?
Sicuramente rimane ancora tanto da scoprire. Si tratta innanzitutto di capire se queste due pietre fossero erette singolarmente in una qualche area oppure – come potrebbe sembrare – se facessero parte di un qualche monumento. Uno studio di questo tipo può aiutarci a collegare queste aree della Sardegna, anche quelle più remote, al fenomeno del megalitismo, diffuso in quel periodo in tutta Europa e non soltanto nell’isola. Si tratta di due pietre, insomma, ma dietro c’è una storia molto più importante, che dovrebbe essere riscoperta e valorizzata dalle comunità locali. Non a caso, una volta terminati tutti i lavori di restauro e di studio e se ci saranno le necessarie condizioni, l’obiettivo sarà esporre le due pietre istoriate in un museo del territorio.


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A proposito di Gianluigi Torchiani

giornalista, un po' troppo appassionato di storia, classic rock e calcio.

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